Tips Of The Week – Comando Quota

Il comando quota mostra le informazioni sull’uso dei dischi, prendendo le informazioni da /etc/mtab. Possiede moltissime opzioni, di cui andremo a elencare solo le più usate:
-F, con cui si può specificare il formato desiderato; 

-g, che raggruppa le informazioni a seconda del gruppo a cui l’utente appartiene;
-a, che controlla tutti i filesystem che hanno quota abilitato; 

-v, l’usuale “verbose mode”.

E’ necessario attivarlo, modificando sotto la directory /etc il file fstab e aggiungendo le parole “usrquota” e “grpquota” al corrispondente filesystem.

Questo un esempio dell’uso:

# quotacheck -avug

quotacheck: Scanning /dev/sda3 [/home] done

quotacheck: Checked 5182 directories and 31566 files

quotacheck: Old file not found.

quotacheck: Old file not found.

Tips Of The Week – Qualche shortcut utile!

Oggi consigliamo qualche shortcut per la shell!

Ricordiamo che si può sempre usare l’autocompletamento per i comandi base iniziando a scrivere le prime lettere per poi premere tab.

Il primo della lista è sudo su, una volta avuti i permessi di super user per questa sessione avremmo un vantaggio sui prossimi comandi per le autorizzazioni.

watch permette di ripetere un comando in maniera del tutto automatizzata, il suo uso è:

watch [options] command -> (per i dettagli rimandiamo al man).

sudo !! detto anche sudo bang bang è un utile comando che permette di ridare il precedente comando con i diritti di amministratore senza dover ridigitare il comando.

comando | grep condizione. Chi non ha mai avuto bisogno di fare ricerche negli output dei risultati? Bene grep è uno strumento famoso che può sempre tornare utile per le analisi di testo.

Altri consigli utili sono:
Ctrl + e per spostarsi alla fine della riga di comando che si sta dando.
Ctrl + a per spostarsi all’ inizio della riga di comando che si sta dando.
Ctrl + w per cancellare l’ultima parola immessa.

Tips Of The Week – Gestione manuale dei pacchetti

Sebbene il metodo preferito per installare programmi è con i gestori di pacchetti, si può anche scaricare ed installare un pacchetto attraverso il codice sorgente. Ci sono molti differenti tipi di file di pacchetti Linux. La maggior parte di questi sono associati con i gestori di pacchetti di specifiche distribuzioni Linux, come sempre, faremo riferimento alle distribuzioni APT based.

Prima di tutto è consigliabile installare delle utility che aiutano a compilare i pacchetti software direttamente dal codice sorgente:

apt-get install build-essential
apt-get install automake
apt-get install checkinstall

Generalmente i sorgenti sono contenuti in tarball degli archivi con estensione .tar.gz o .tar.bz2, questi vanno estratti e compilati seguendo le istruzioni che generalmente si trovano all’interno di un file Readme contenuto nella tarball o fornito in bundle.

Generalmente bisogna semplicemente dare il comando:
$ make
che compila il programma e ne restituisce il compilato nella cartella src presente all’interno della tarball estratta.

Se il programma è stato pensato specificatamente per distribuzioni Debian e derivate possiamo dare il comando:

$ checkinstall

che crea un file .deb direttamente dal compilato del software.
Il pacchetto .deb può essere installato tramite gestore dei pacchetti con:

$ dpkg -i mypackage.deb

Se invece non ci troviamo in una distribuzione APT based, è buona regola spostare il compilato nella cartella /opt della propria distribuzione e creare tutti i collegamenti necessari per richiamare agilmente il programma installato manualmente, per esempio creando un alias o un collegamento nella cartella /bin.

Tips Of The Week – GNU ddrescue

GNU ddrescue è un software di recupero dati. Copia i dati da un file (o dispositivo) all’altro cercando di recuperare prima le parti buone e poi quelle danneggiate.

Assumiamo di voler recuperare dati dal disco /dev/sdc. Assicurarsi che nessuna partizione di questo disco sia attualmente montata.

L’utilizzo base di ddrescue è il seguente:

# ddrescue /dev/sdc hddimage mapfile

Questo comando copia il contenuto di /dev/sdc dentro il file hddimagesalvando il proprio stato dentro il file mapfile. In questo modo è possibile interrompere e riprendere in ogni momento il recupero. Per interrompere premere Ctrl+C, per riprendere l’esecuzione è sufficiente rieseguire il comando interrotto.

I parametri disponibili sono numerosi, ma quelli più importanti sono:
-d usa l’accesso diretto al disco (per velocizzare il recupero),
-i BYTE posizione in byte da cui partire per il recupero del disco,
-s BYTE dimensione che determina il limite del numero di byte recuperati.

Una volta terminato il recupero si possono usare tool come testdisk in grado di recuperare dati da immagini disco.

Ulteriori informazioni nel manuale accessibile anche all’indirizzo: https://www.gnu.org/software/ddrescue/manual/ddrescue_manual.html

PS: fate un backup prima che i dischi si rompano, dormirete sonni più tranquilli! 😀

Tips Of The Week – Criptare un file con GPG

Uno dei software più utilizzati in ambito crittografico è GPG (GNU Privacy Guard).
GPG cifra i messaggi utilizzando una coppia di chiavi generate dall’utente (una pubblica e una privata).

Su praticamente ogni distribuzione Linux è possibile utilizzare GPG da terminale tramite il comando gpg.

Il programma può essere prestato a molti utilizzi, oggi vedremo quello più semplice: come criptare in modo simmetrico un file in locale.
Per lanciare la criptazione digitare:

gpg -c myFile

Dove -c sta per symmetric

digitare una chiave a scelta

Una volta terminato verrà generato il documento myFile.gpg.
Per decriptare il file basterà digitare:

gpg myFile.gpg

digitare la chiave

Quello mostrato non è sicuramente il metodo più sicuro, come potrebbe essere la modalità asimmetrica, ma può risultare utile e veloce per criptare file in locale senza troppi pensieri!

Tips Of The Week – Infrastruttura Desktop Virtuale

L’infrastruttura desktop virtuale (VDI) sfrutta la tecnologia di virtualizzazione per ospitare l’equivalente di un computer desktop sui server in un data center.

La VDI esegue il provisioning di desktop virtuali per un’esperienza utente finale che simula un sistema operativo desktop, ma con più desktop virtuali in esecuzione su un’infrastruttura server centrale. Il sistema operativo, il software applicativo e lo storage dati sono tutti ospitati e gestiti centralmente.

La tecnologia si applica in particolare a scenari su larga scala ma ripetitivi dove l’utente finale non ha bisogno di un PC dedicato, ma solo della funzionalità di un sistema operativo di base e di alcuni strumenti applicativi preimpostati. L’organizzazione può risparmiare sull’hardware, eseguendo il provisioning di un terminale a costi contenti al posto di un PC e beneficiando inoltre di minori spese di manutenzione.

Questionario di valutazione per i seminari di maggio

Nel link qui sotto trovate il link per il questionario di valutazione sui nostri seminari.
Con 3 minuti del vostro tempo da dedicarci, potete fornirci dei suggerimenti utili per capire come migliorarci e migliorare le nostre attività.
 
Grazie per aver partecipato, a presto!
https://goo.gl/forms/HDAjrrmNiJ0QNTq12
 
P.s.: E’ assolutamente anonimo!

Tips Of The Week – Comdando Nohup

Il comando nohup che significa (no hangup o non arrestare) ha la funzione di mantenere l’esecuzione di un comando (precedentemente passato come argomento) anche dopo l’uscita dal terminale.

In poche parole ignora il segnale HUP (segnale che viene inviato ad un proceso quando viene chiuso il terminale che controlla lo stesso), permettendo al processo di continuare lo stesso anche dopo la chiusura del terminale.

Il modo migliore per capirlo è vedere la sua sintassi ed esecuzioni con esempi:

Sintassi:

nohup command [comando-argomento ...]

nohup --help | --version

Dove:
--help Mostra un messaggio di aiuto ed esce.
--version Mostra info sulla versione ed esce.

Un semplice esempio è l’esecuzione di uno script, grazie al comando ‘nohup’ avremmo garantita la continuità di esecuzione anche se dovesse verificarsi un problema con la sessione, shell etc.

$ nohup ./myscript.sh &

Di default, l’uscita del comando ‘nohup’ che normalmente vedremmo visualizzata nel terminale, verrà scritto nel file nohup.out visibile nel percorso in cui ci troviamo al momento di esecuzione del comando.

Per maggiori info:
https://it.wikipedia.org/wiki/Nohup

Tips Of The Week – Comando Fuck

Ti è mai capitato, usando la CLI, di sbagliare a scrivere un comando?

C’è un rimedio, e si chiama fuck.

No, non è uno scherzo. Il comando fuck permette di correggere l’ultimo comando eseguito dalla console.

I requisiti necessari sono Python3 e pip precedentemente installato.
Per installarlo su sistemi Ubuntu-based, basta digitare:
sudo pip3 install thefuck

Per vederlo all’opera, basterà digitare un qualsiasi comando con sintassi errata, come per esempio:
vhim
e dopo la visualizzazione del messaggio di errore, scrivere:
fuck
che ti restituirà il comando corretto.

Per maggiori info:
https://github.com/nvbn/thefuck

Seminari maggio 2018

OPEN MIND, OPEN SOURCE, OPEN LINUX

 

Il LUG Roma Tre presenta alcuni seminari a tema open, che si svolgeranno nel mese di maggio:

When What Who
17 MAGGIO ORE 19-20 AULA N5 “Oltre la virtualizzazione con Docker” Lorenzo Pizzari
23 MAGGIO ORE 16-18 AULA N5 “Introduzione alle Single Page Applications: AngularJS” Andrea Valentini
23 MAGGIO ORE 18-20 AULA N5 “Open Data Science” Serena Sensini